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El Eternauta: il Graphic Novel 2016-10-16T21:10:11+00:00

El Eternauta: il Graphic Novel

Pubblicato per più di cento settimane, a partire dal settembre del 1957, su “Hora Cero Semanal” e caratterizzato dal segno realistico di Solano Lopez, El Eternauta è uno dei capolavori di Héctor German Oesterheld e probabilmente il primo graphic novel della storia del Fumetto occidentale.

La storia comincia in una tranquilla calle di Buenos Aires. Uno sceneggiatore di fumetti, Germàn O., sta lavorando alla sua scrivania quando improvvisamente sulla sedia di fronte a lui si materializza un uomo che si presenta come “il vagabondo dell’infinito”. È l’Eternauta, un viaggiatore del tempo e dello spazio, che chiede di poter raccontare la sua storia prima di riprendere la sua ricerca. Anche il suo racconto comincia in una tranquilla serata invernale di un agosto argentino. Juan Salvo (Galvez nell’edizione italiana), così il nome dell’Eternauta, gioca a carte con i suoi amici, mentre dal cielo comincia a cadere una neve che si rivela mortale. Da questo momento in poi tutti i personaggi vengono strappati dalla normalità delle loro vite, per piombare nell’angoscia dell’insicurezza e della sottile linea che separa la vita dalla morte.

Le avventure si susseguono ricche di colpi di scena e con un ritmo in crescendo per quasi tutto il romanzo – i protagonisti di questo racconto si scontrano con uomini robots e creature aliene manipolate da un potere supremo che fa leva soprattutto sulla paura e sull’inganno – fino a che, nel punto culminante del racconto, la narrazione si interrompe. Ora l’Eternauta seduto di fronte allo sceneggiatore spiega il motivo della sua presenza: è in cerca della moglie e della figlia perse tra le pieghe del tempo e dello spazio.

Questo romanzo grafico è la storia di un eroe in cerca di un senso perduto in un tempo e in uno spazio disgregati. Il protagonista vive infatti in una realtà di un’incertezza assoluta, in cui anche la libertà e l’amore vengono a lui negati. Forse l’unica speranza possibile resta il legame di collaborazione e solidarietà che si instaura tra gli individui che, seppur fragile a causa della situazione precaria che si va creando, sembra essere il solo modo per resistere ad un potere assoluto che agisce attraverso la paura e il terrore che mette gli esseri viventi uno contro l’altro.

Oesterheld nega quella divisione netta tra bene e male o tra buoni e cattivi tanto cara al romanzo epico. Questa concezione infatti lascia il posto ad una scala di valori più ampia. Dai personaggi infatti emerge un forte rispetto dell’essere umano senza alcuna distinzione di classe o razza e degli esseri viventi in generale, nonché una comprensione dell’Altro visto non come nemico ma come diverso. L’acuta sensibilità di questo narratore accompagna il lettore nella  comprensione delle motivazioni psicologiche e dei meccanismi sociali che muovono i personaggi in situazioni estreme. Questi personaggi a differenza delle narrazioni precedenti pensano, ragionano, affrontano la crisi senza nascondersi dietro a superomismi o eroismi epici. Infatti non sono solo dotati di una forza fisica e apparente, ma di una forza interiore che viene sprigionata direttamente dalla propria coscienza, che scaturisce dalla necessità e dallo spirito di sopravvivenza. Per necessità questi eroi si uniscono tra loro minando alle radici quel protagonismo egocentrico dell’eroe epico. Per questo motivo quando si parla della figura dell’eroe ne El Eternauta si fa cenno ad un eroe collettivo. L’eroe di questo romanzo grafico apre quindi le porte ad nuovo tipo di narrazione, sconvolgendo la tradizione di eroi individuali.

L’universo de El Eternauta è dunque un universo dato come probabile o possibile, che può essere benissimo incarnato in una qualsiasi realtà sociale e politica. La condizione d’inquietudine che Oesterheld riesce a creare durante tutto il racconto infatti viene data in parte dall’ambientazione realistica della città di Buenos Aires, ma anche dai tanti momenti di riflessione che attraversano tutto il racconto e che accusano qualsiasi regime totalitario violento e sanguinario. Nella parte finale del romanzo grafico questo senso di inquietudine si fa ancora più forte. Il terrore sprigionato dall’imperialismo extraterrestre, si riversa nel presente narrativo. Lo sceneggiatore Germàn O. che fino a quel momento aveva rappresentato uno scudo tra il lettore e la narrazione, improvvisamente diventa attore in prima persona di un pericolo che può colpire ovunque e chiunque. Dunque non solo nel presente narrativo entrano inaspettatamente quell’angoscia e quel terrore che avevano permeato tutta la narrazione, ma nel presente del lettore.

In questo testo Oesterheld porta quindi a maturazione alcune tecniche narrative già usate precedentemente. Queste contribuiscono in modo determinante a creare una visione straniante della realtà, ma anche a rompere i legami con la narrazione fumettistica precedente per una narrazione più complessa e matura. Il racconto autodiegetico ad esempio, cioè quando il narratore è anche protagonista della storia, come lo si ritrova anche in Ticonderoga, lascia spazio ad una narrazione soggettiva e frammentata, dato che in questo caso si sviluppa nella sfera del ricordo. In questo modo viene abbandonata la monolitica visione del mondo del narratore onnisciente, per arricchirsi di un punto di vista soggettivo e personale. È dunque la rottura di quel patto narrativo del romanzo epico in cui l’autore concedeva al lettore certezze assolute. La perdita dell’oggettività nega quindi al lettore un controllo assoluto sulla narrazione, che perde così la sua caratteristica consolatoria.

Grazie a questo scrittore i grandi temi della vita dell’Uomo, visti con umanità e non con eroismo fine a se stesso, entrano a far parte del Fumetto. La narrazione infatti non si fa forte solamente dell’azione con uno schema fisso di prove da superare, ma di una riflessione profonda che arriva ad alti livelli. Il romanzo grafico epico-avventuroso diventa così per la prima volta romanzo grafico d’avventura. Dopo Oesterheld sarà molto difficile per gli autori argentini evitare il confronto con questo grande maestro.

Nicola Andreani

Pubblicato nel marzo 2011