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graphic novel 2016-10-16T21:10:12+00:00

Andreani Nicola, Graphic Novel. Il fumetto spiegato a mio padre, Nicola Pesce Editore, Battipaglia 2014

 

 

 

Graphic novel: ipotesi su un genere fumettistico

In questi ultimi anni si è parlato molto di graphic novel. Se ne è parlato come di un qualsiasi prodotto che potesse dare dignità al Fumetto mediante tematiche adulte o incursioni nel letterario; se ne è parlato perché, proprio grazie a questi ingredienti, questo linguaggio ha potuto distinguersi dalle opere per bambini e adolescenti fino ad essere giudicato un prodotto degno del bollino artistico; se ne è parlato anche con il fine di pubblicizzare e vendere prodotti in un mercato sempre più in crisi o solo per riempire finalmente di fumetti gli scaffali delle librerie; se ne è parlato per capire se questo termine avrebbe dovuto essere usato con l’articolo “il” o “la”, questione trascurabile e risibile considerato che non si aveva nemmeno una definizione univoca di graphic novel; e per finire se ne è parlato addirittura per affermare che si trattava solo di una leggenda metropolitana. In definitiva se ne è parlato tanto, troppo e spesso a sproposito.

Certo, nel mondo del Fumetto c’era bisogno di parlarne, sia per il momento di crisi che si stava vivendo, sia per una sorta di sfida e di riscatto intellettuale. Ma il parlarne sulla base di supposizioni, magari importate dal pensiero nordamericano, ha innescato una serie di modi di attribuzione che si sono rivelati quantomai approssimativi e fuorvianti. Nel contenitore graphic novel sono state appunto incluse opere che, anche se degne di acclamazione perché mature e complesse o artisticamente valide, non fanno parte di questo genere. Per cercare di mettere in luce il problema e capire di cosa stiamo parlando abbiamo bisogno di vedere la questione da un’altra prospettiva.

Il romanzo grafico (o graphic novel) è considerato abitualmente come un fumetto generalmente lungo, piuttosto serio e ambizioso, destinato ad un lettore adulto. Ma se a questa definizione aggiungessimo che il graphic novel è un genere narrativo del fumetto, proprio come viene indicato dal termine romanzo che lo compone? Allora potrebbe significare che la struttura narrativa del romanzo – che ha una forma specifica che si è evoluta nella Letteratura più o meno a partire dal XVI secolo – si è introdotta nel medium “fumetto”, e que il romanzo è quindi non solo un genere esclusivo della Letteratura, ma che si può ampliare ad altre forme narrative. 

Il romanzo, sintetizzando fino all’osso studi troppo ampi da riportare in così poco spazio, è una narrazione autoconclusiva il cui centro narrativo ruota intorno ad una crisi, che porta inevitabilmente il personaggio principale alla sua metamorfosi, al suo cambiamento interiore. Se, come abbiamo ipotizzato, il romanzo è autoconclusivo allora escluderà prima di tutto la narrazione seriale, mentre se accoglie il concetto di crescita psicologica escluderà tutte quelle narrazioni che ruotano intorno ad un personaggio che vive completamente all’esterno e in eterno: Tex, Batman, Tintin, Corto Maltese, Superman, Dylan Dog, Blueberry, Astroboy, Sgt. Kirk, Alack Sinner. Alla fine della sua storia il personaggio romanzesco, al contrario di questi ultimi, avrà acquisito una consapevolezza interiore diversa da quella iniziale. È cambiato perché attraverso una crisi che ha toccato la sua anima, ha cominciato a guardare il mondo esterno in modo diverso e un diverso punto di vista sul mondo gli ha dato la capacità di scegliere. Scegliere se vivere o morire, se rimanere nella crisi più profonda o se cambiare radicalmente o parzialmente il suo essere.

Il graphic novel, oltre ad accogliere queste caratteristiche narrative, può sviluppare l’eredità del romanzo anche dal punto di vista iconico. L’immagine infatti può diventare romanzesca quando ingloba fotografia, collage, varie tecniche pittoriche o disegnative mutuate dall’Arte grafica, oppure può arricchirsi di un disegno caricaturale espressivo. La narrazione quindi non è più solo diretta al riconoscimento immediato del personaggio o dell’azione, ma sviluppa anche la riflessione. Nel Fumetto infatti la rappresentazione grafica, il segno, il tratto, il colore possono anche mostrare la condizione interiore e psicologica del personaggio e rivelare una realtà vivibile o emarginante, benefica o malefica.

Il graphic novel è dunque – come il romanzo – una narrazione unica, intera e unitaria. Quest’affermazione è importante per capire che non è il supporto cartaceo o digitale a fare il graphic novel ma la sua narrazione. Non importa quindi se viene raccontato settimanalmente o mensilmente in una rivista, l’importante è che si arrivi ad una conclusione. Tanto per fare un esempio anche quello che probabilmente è il primo graphic novel della storia del Fumetto occidentale viene serializzato su una rivista. Stiamo parlando de El Eternauta dell’argentino Hector Germàn Oesterheld, che uscì a puntate su Hora Cero Semanal dal 1957. Ma anche altri romanzi grafici non sono apparsi nelle librerie e in volumi cartonati: La rivolta dei racchi di Guido Buzzelli viene pubblicato nel 1967 nell’Almanacco dei Comics a cura dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, e in Francia, nel 1978, Ici Meme di ForestTardi viene letto su (À SUIVRE), mentre La corsa del topo di Lauzier, dello stesso anno, ha lo stesso destino su Pilote.

Si può allora affermare che il graphic novel non è certo solo una qualsiasi forma di “narrazione per immagini fisse” matura o per adulti di cui tanto si parla, ma un genere autonomo e riconoscibile in mezzo a tanti altri. Dalla prima metà del secolo scorso il romanzo si è quindi lentamente e silenziosamente inserito nel circuito del Fumetto, anche favorendo la sua evoluzione e maturazione sia nella forma che nei contenuti. Oggi il graphic novel è un genere vivo e fecondo che sta scoprendosi nuovo ogni giorno.

Nicola Andreani Pubblicato nel mese di febbraio 2011

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