Graphic Novel. Il fumetto spiegato a mio padre, Nicola Pesce Editore, Battipaglia 2014




Graphic novel: ipotesi su un genere fumettistico

In questi ultimi anni si è parlato molto di graphic novel. Se ne è parlato come di un qualsiasi prodotto per adulti che potesse dare dignità al fumetto mediante tematiche adulte o incursioni nel letterario, degno così del bollino artistico (come se ce ne fosse stato bisogno); se ne è parlato anche con il fine di pubblicizzare e vendere prodotti in un mercato sempre più in crisi o solo per riempire finalmente di fumetti gli scaffali delle librerie.

Per molto tempo però non è stato facile trovare una definizione univoca a questo fenomeno. Il romanzo grafico (o graphic novel) è stato considerato un fumetto lungo, piuttosto serio e ambizioso nelle tematiche, destinato ad un lettore adulto. Una definizione a primo impatto soddisfacente, ma che forse ingloba al suo interno ogni tipo di genere fumettistico per adulti, anche quello seriale, che potrebbe rendere il suo studio troppo vago e indeterminato. 

Se lo osservassimo però da un punto di vista narrativo, cercando di cogliere alcune strutture comuni alla letteratura, al cinema o al fotoromanzo, ci si renderebbe presto conto che il graphic novel potrebbe essere qualcosa di più che un felice fenomeno passeggero. Se il graphic novel fosse appunto un genere narrativo proprio del fumetto, come viene indicato dal termine che lo compone (novel cioè romanzo in italiano), questo potrebbe significare che la struttura narrativa del romanzo – che ha una sua forma specifica evolutasi nella letteratura più o meno a partire dal XVI secolo – sarebbe propria anche al medium fumetto.

Sintetizzando fino all’osso studi troppo ampi da riportare in così poco spazio, il romanzo è, in linea generale, una narrazione autoconclusiva il cui centro narrativo ruota intorno ad un eroe che vive una crisi, che porta inevitabilmente il personaggio ad un cambiamento interiore. Dunque se, come abbiamo ipotizzato, il romanzo è autoconclusivo, allora prima di tutto potremmo escludere la narrazione seriale. Mentre, se accoglie il concetto di crisi e di cambiamento interiore – e quindi di crescita psicologica – allora escluderà tutte quelle narrazioni con un personaggio che difficilmente affronta le sue ombre e i suoi fantasmi interiori, cioè un personaggio che vive l’avventura senza che questa condizioni la sua personalità. Verrebbero quindi esclusi personaggi e serie come Tex, Tintin, Superman, Dylan Dog, Blueberry, Astroboy, Sgt. Kirk, ma anche opere che presentano personaggi con una certa stratificazione psicologica o un certo turbamento interiore come potrebbero essere Corto Maltese o Alack Sinner che, nonostante le mille avventure, restano e resteranno comunque sempre uguali a stessi. Personaggi che difficilmente si lasciano scalfire, perché sono già perfetti nella loro essenza, non hanno bisogno di cambiare.

Il personaggio romanzesco invece acquisisce una consapevolezza diversa nel corso dell’avventura, perché solitamente è un personaggio diviso, alla ricerca di una propria completezza. Un personaggio in questa condizione ha bisogno di affrontare se stesso, i suoi mostri, le sue paure, le sue incapacità, le sue debolezze, e questo lo condurrà inevitabilmente ad una trasformazione: dovrà scegliere se rimanere nella crisi più profonda o se cambiare radicalmente o parzialmente il suo essere. Un personaggio così, difficilmente sarà un paladino, perché prima di salvare gli altri dovrà pensare a salvare se stesso. La crisi che tocca la sua anima, si rifletterà così anche sulla sua visione del mondo.

Dalla prima metà del secolo scorso il romanzo si è quindi lentamente e silenziosamente inserito anche nel circuito del fumetto. Tra i primi graphic novel della storia del fumetto troviamo El Eternauta dell’argentino Hector Germàn Oesterheld, che uscì a puntate su Hora Cero Semanal dal 1957, La rivolta dei racchi di Guido Buzzelli che venne pubblicato nel 1967 nell’Almanacco dei Comics a cura dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma,, Ici Meme di ForestTardi nella rivista (À SUIVRE), o La corsa del topo di Lauzier, dello stesso anno a puntate su Pilote. Oggi il graphic novel è diventato un genere autonomo - diverso per esempio dal racconto o dalla storia breve - sempre più vivo e fecondo sia nel fumetto, che più in generale nella narrazione per immagini ì.

Nicola Andreani Pubblicato nel mese di febbraio 2011 (rivisto nel novembre 2018)

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