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graphic novel 2018-02-09T19:13:14+00:00

Andreani Nicola, Graphic Novel. Il fumetto spiegato a mio padre, Nicola Pesce Editore, Battipaglia 2014

 

 

 

Graphic novel: ipotesi su un genere fumettistico

In questi ultimi anni si è parlato molto di graphic novel. Se ne è parlato come di un qualsiasi prodotto che potesse dare dignità al fumetto mediante tematiche adulte o incursioni nel letterario; se ne è parlato perché, proprio grazie a questi ingredienti, il fumetto ha potuto distinguersi dalle opere per bambini e adolescenti fino ad essere giudicato un prodotto degno del bollino artistico; se ne è parlato anche con il fine di pubblicizzare e vendere prodotti in un mercato sempre più in crisi o solo per riempire finalmente di fumetti gli scaffali delle librerie. Sicuramente c’era bisogno di parlarne, sia per il momento di crisi che si stava vivendo nel mondo del fumetto, sia per una sorta di riscatto intellettuale verso un linguaggio per lungo tempo sottovalutato.

Non risulta però facile trovare una definizione. Per molto tempo, il romanzo grafico (o graphic novel) è stato considerato un fumetto lungo, piuttosto serio e ambizioso nelle tematiche, destinato ad un lettore adulto. Sembrerebbe una definizione soddisfacente, ma ad uno sguardo più attento parrebbe anche un po’ troppo polivalente. Quello che si potrebbe fare però potrebbe essere quello di osservare questo oggetto fumettistico analizzandolo da un punto di vista specifico, come potrebbe essere quello narrativo, captando alcune strutture comuni con la letteratura, il fumetto, il cinema o il fotoromanzo, cioè a tutti quei linguaggi comunicativi che usano la narrazione.

Se il graphic novel è un genere narrativo del fumetto, proprio come viene indicato dal termine che lo compone (novel cioè romanzo in italiano), allora potrebbe significare che la struttura narrativa del romanzo – con una sua forma specifica evolutasi nella letteratura più o meno a partire dal XVI secolo – si sia introdotta nel medium “fumetto”. Questo vorrebbe dire che il genere romanzesco non sarebbe solo un genere esclusivo della letteratura, ma che si potrebbe ampliare ad altre forme narrative. 

Sintetizzando fino all’osso studi troppo ampi da riportare in così poco spazio, il romanzo è, in linea generale, una narrazione autoconclusiva il cui centro narrativo ruota intorno ad un eroe che vive una crisi, che porta inevitabilmente il personaggio ad un cambiamento interiore. Se, come abbiamo ipotizzato, il romanzo è autoconclusivo, allora prima di tutto potremmo escludere la narrazione seriale, e per narrazione seriale si intende tutte quelle serie che non giungono mai ad una fine. Mentre, se accoglie il concetto di crisi e di cambiamento interiore – e quindi di crescita psicologica – allora escluderà tutte quelle narrazioni con un personaggio che difficilmente affronta le sue ombre e i suoi fantasmi interiori, cioè un personaggio che vive l’avventura senza che questa condizioni la sua personalità. Personaggi come Tex, Tintin, Superman, Dylan Dog, Blueberry, Astroboy, Sgt. Kirk, ma anche con una certa stratificazione psicologica o un certo turbamento interiore come potrebbero essere Corto Maltese o Alack Sinner, sono eroi che, nonostante le mille avventure, restano e resteranno comunque sempre uguali a stessi. Sono personaggi che difficilmente si lasciano scalfire, perché sono già perfetti nella loro essenza, non hanno bisogno di cambiare.

Di contro, il personaggio romanzesco acquisisce una consapevolezza diversa nel corso dell’avventura, perché solitamente è un personaggio diviso, a disagio nella propria pelle e col mondo circostante, sempre alla ricerca di una propria completezza, anche inconsapevolmente. Un personaggio così deve affrontare se stesso, i suoi mostri, le sue paure, le sue incapacità, le sue debolezze, e questo lo condurrà inevitabilmente ad una trasformazione. La crisi che tocca la sua anima, si rifletterà così anche sulla sua visione del mondo. Il personaggio romanzesco non ha l’obbligo di rimettere a posto il male del mondo, ponendosi quindi a paladino della giustizia e dalla parte del bene, come fa invece il personaggio epico, ma un personaggio che deve prima di tutto salvare se stesso prima di salvare gli altri. Un eroe a cui è stata conferita la capacità di scegliere se vivere o morire, se rimanere nella crisi più profonda o se cambiare radicalmente o parzialmente il suo essere.

Il graphic novel è dunque – come il romanzo – una narrazione unica, intera e unitaria. Quest’affermazione è importante per capire che non è il supporto cartaceo o digitale a fare il graphic novel, ma la storia e la sua continuità. Non importa quindi se viene raccontato settimanalmente o mensilmente in una rivista. Quello che probabilmente è stato uno dei primi graphic novel della storia del Fumetto occidentale venne serializzato su una rivista. Stiamo parlando de El Eternauta dell’argentino Hector Germàn Oesterheld, che uscì a puntate su Hora Cero Semanal dal 1957. Ma anche altri romanzi grafici non sono apparsi in forma di libro o in volumi cartonati: La rivolta dei racchi di Guido Buzzelli venne pubblicato nel 1967 nell’Almanacco dei Comics a cura dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, e in Francia, nel 1978, Ici Meme di ForestTardi venne letto su (À SUIVRE), e La corsa del topo di Lauzier, dello stesso anno, ebbe lo stesso destino su Pilote.

Bisogna aggiungere che graphic novel è certo una qualsiasi forma di “narrazione per immagini fisse”, ma che in questo articolo nello specifico, si è analizzato la sua variante fumettistica. In ogni caso si può parlare di un genere autonomo e riconoscibile diverso per esempio dal racconto o la storia breve. Dalla prima metà del secolo scorso il romanzo si è quindi lentamente e silenziosamente inserito anche nel circuito del fumetto. Oggi il graphic novel è un genere vivo e fecondo che sta scoprendosi nuovo ogni giorno.

Nicola Andreani Pubblicato nel mese di febbraio 2011 (rivisto nel febbraio 2018)